Tra le tante PENE con cui il feroce DIRITTO DELL'ETA' INTERMEDIA colpiva i condannati a sanzioni corporali era in uso lo STATO DI INFAME - NOTA DI INFAMIA: "TRAMITE APPLICAZIONE A FUOCO SU PARTI DEL CORPO DI UN MARCHIO DI INFAMIA" avverso alcuni tipi di criminali:
era di conseguenza vietato portare (come sopra si può leggere in un testo dell'epoca) la "FRONTE COPERTA DA UNA FRANGIA DI CAPELLI TEMENDOSI CHE SERVISSE A NASCONDERE IL MARCHIO A FUOCO DI UNA NOTA DI INFAMIA" sì da impedire a tutti di riconoscere
una PERSONA come INATTENDIBILE - PERICOLOSA - COLPEVOLE DI CRIMINI CONTRO LA MORALE e non poter assumere assumere le opportune cautele o procedere ad una qualche forma di emarginazione.
Sulla linea di una formidabile CULTURA ANTIFEMMINISTA che, a prescindere dai temi di una latente e poliedrica SUPERSTIZIONE CONTRO LE "DONNE DIVERSE DALLA NORMA ISTITUZIONALE" alimentati dalle dominante cultura
maschilista, finiva spesso
per ascrivere tra gli INFAMI un gran numero di
DONNE: REPUTATE PIU' LUSSURIOSE E TENTABILI DELL'UOMO - QUINDI PIU' PROPENSE A VIOLARE L'ORDINE E LA MORALE CORRENTI E PER CONSEGUENZA DA SOTTOPORRE A SUPERIORE CONTROLLO
e tutto ciò anche
sulla direttrice di una linea teologica che, ben precisando i RUOLI DELLA DONNA, ne giustificava
la FRAGILITA' MORALE ATTRIBUENDO AD EVA, CIOE' ALLA PRIMA DONNA, LA "ROVINA DEL PECCATO ORIGINALE".
ANGELICO APROSIO, certo non ideatore della seicentesca TRADIZIONE POLEMICO-SATIRICA da lui assimilata nell'ambito veneziano dell'
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NELL'